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Recupero crediti in Ruanda

Il processo di recupero crediti in Ruanda inizia con un’analisi della capacità finanziaria del debitore, del suo campo di attività, della storia della sua impresa, della presenza di prove documentali del debito, della presenza di casi giudiziari in corso e di procedure esecutive avviate, come nonchè la possibilità di contestare il debito. Questa analisi costituisce la strategia che verrà utilizzata per conto del cliente nel processo di recupero crediti.

Se non sono in corso procedimenti giudiziari contro il debitore o decisioni del tribunale sul recupero crediti e lui è attivamente impegnato nelle sue attività, è consigliabile passare alla fase di recupero crediti extragiudiziale.

Questa fase si basa su trattative attive con il debitore al fine di raggiungere un accordo per il pagamento dei crediti del creditore o altre possibili opzioni di liquidazione (ad esempio restituzione di beni, trasferimento del debito a terzi, scambio di servizi o beni).

L’interazione con il debitore inizia immediatamente dopo l’invio della notifica tramite posta, e-mail, telefono o tramite messaggistica istantanea. Questo processo prevede la comunicazione quotidiana con il debitore al fine di mantenere una pressione costante su di lui. L’obiettivo principale è comunicare con i principali decisori per ottenere un rapido recupero del debito.

Il termine medio di riscossione stragiudiziale è fino a 60 giorni (esclusi i casi di accordo per il pagamento rateale del debito). Se questa fase non porta i risultati attesi, o se dopo una prima analisi risulta chiaro che non è applicabile, è necessario procedere al recupero tramite tribunale.

La legge non prevede termini di prescrizione per il recupero crediti. Pertanto, il creditore ha la possibilità di avviare la riscossione giudiziale in qualsiasi momento.

Il recupero crediti legale in Ruanda si svolge normalmente.

Il normale procedimento legale inizia con la presentazione di un azione legale in tribunale. Se l’azione legale soddisfa i requisiti procedurali stabiliti, il cancelliere capo registrerà il reclamo nella cancelleria del tribunale ed emetterà un avviso di convocazione per citare le parti in tribunale. Il termine di citazione è di otto giorni lavorativi, dalla data della notifica della citazione alla data di comparizione in tribunale. Se l’imputato si trova fuori del territorio ruandese, il termine è di due mesi.

Alla data stabilita per la comparizione, il cancelliere capo trasmette gli atti dell’attore al convenuto e chiede una risposta entro quindici giorni. Il cancelliere generale richiede inoltre alle parti eventuali prove aggiuntive da includere nel caso o se è necessario chiamare altri testimoni o membri dell’ordine degli avvocati. Una volta espletate le suddette formalità, il Cancelliere Generale comunicherà alle parti la data in cui è prevista la trattazione della causa.

*Per le cause commerciali, il convenuto deve presentare le sue argomentazioni entro 14 giorni dal ricevimento di una copia della azione legale.

Il giorno stabilito, le parti sono tenute a comparire all’udienza di persona o tramite i loro rappresentanti. Se il convenuto non si presenta alla prima udienza senza una valida giustificazione, l’attore può chiedere un rinvio della causa o un’udienza in assenza del convenuto. In quest’ultimo caso, le argomentazioni dell’attore saranno prese in considerazione e l’azione legale sarà soddisfatta se è sufficientemente motivata e se è stata presentata secondo la procedura prevista dalla legge. 

Se, dopo la prima udienza, il convenuto non si presenta alle udienze successive ovvero si presenta ma si astiene dal fornire spiegazioni, la parte attrice deve presentare richiesta di udienza entro quindici giorni dalla notifica e dall’avvertimento del convenuto. Dopo quindici giorni dalla comparizione del convenuto, la parte attrice deve presentare istanza per ottenere una sentenza sulla causa.

Il caso deve essere esaminato entro sei mesi dalla data in cui il tribunale ha ricevuto l’azione legale. In caso contrario, il presidente del tribunale competente è obbligato a spiegare le ragioni per iscritto al presidente della Corte suprema e ad informarne le parti in causa.

Dopo aver esaminato tutte le prove e le argomentazioni delle parti, il tribunale prende una decisione immediatamente o entro un mese dalla conclusione dell’udienza.

La sentenza del Tribunale di primo grado può essere appellata all’Alta Corte. La sentenza dell’Alta Corte può essere appellata alla Corte d’appello. La decisione della Corte d’appello è impugnabile presso la Corte suprema del Ruanda. Il termine per la presentazione del ricorso è di trenta giorni dalla data della decisione contestata.

Dopo l’entrata in vigore della decisione del tribunale, il creditore dovrebbe avviare una procedura di esecuzione. Nell’ambito dell’esecuzione di una decisione giudiziaria, i crediti del creditore possono essere soddisfatti pignorando e cancellando fondi dai conti del debitore; pignoramento dei beni mobili e immobili del debitore con successiva vendita; arresto e confisca dei raccolti.

Un’opzione alternativa per riscuotere i debiti di un’azienda o di un uomo d’affari è la procedura fallimentare. Un creditore può avviare questa procedura se sussiste una delle seguenti condizioni: 1) il debitore non è in grado di rimborsare i propri debiti alla scadenza nel corso della normale attività commerciale; 2) le attività del debitore sono inferiori alle sue passività. Nell’ambito della procedura fallimentare, se il patrimonio del debitore non è sufficiente a soddisfare pienamente le pretese dei creditori, è possibile annullare le operazioni del debitore effettuate con l’intento di arrecare danno ai creditori. Tali operazioni dovrebbero includere, in particolare: 1) un’operazione relativa al trasferimento di proprietà, purché: a) sia stata effettuata per estinguere un debito precedente; b) è stato eseguito in un momento in cui il debitore non era in grado di pagare i propri debiti; c) è stato commesso nell’anno precedente l’inizio della liquidazione o del fallimento; d) ha consentito alla controparte di ricevere a titolo di rimborso del debito più di quanto avrebbe altrimenti ricevuto o avrebbe potuto ricevere in caso di liquidazione o fallimento del debitore; 2) un’operazione conclusa ad un valore sottovalutato, purché: a) sia stata conclusa durante l’anno precedente l’inizio della procedura concorsuale; b) il valore della remunerazione ricevuta dal debitore è stato significativamente inferiore al valore della remunerazione fornita dalla controparte; c) al momento della transazione, il debitore non era in grado di pagare i debiti che gli erano dovuti, d) a seguito della transazione, il debitore non era in grado di pagare i suoi debiti; 3) un’operazione che prevede o crea un gravame su qualsiasi bene del debitore, a condizione che: a) immediatamente dopo la sua conclusione abbia comportato l’incapacità del debitore di pagare i debiti dovuti; b) tale pegno sostituisce un pegno presentato più di un anno prima dell’inizio della liquidazione o del fallimento.

Inoltre, la legge sull’insolvenza prevede che il tribunale possa, in determinate circostanze, ordinare a qualsiasi società che sia o sia stata una società collegata alla società debitrice in liquidazione di versare alla massa liquidatoria tutto o parte dell’importo del credito vantato nella liquidazione. Applicando le disposizioni sopra descritte è possibile aumentare le possibilità dei creditori di recuperare integralmente i debiti.

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27.12.2024
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