Main img Recupero crediti in Ecuador

Recupero crediti in Ecuador

Il procedimento di recupero crediti in Ecuador inizia con una valutazione giuridica, finanziaria e documentale del debitore. In questa fase si verifica se il debitore agisce come persona fisica, società ecuadoriana, succursale, rappresentante commerciale o controparte straniera con beni in Ecuador. Si analizzano inoltre l’attività economica, il domicilio, i rappresentanti, la storia dell’impresa, eventuali controversie giudiziarie, procedure di esecuzione in corso e segnali di possibile contestazione del debito.

Quando il debitore è una società ecuadoriana, è importante verificare il numero di identificazione fiscale, le informazioni societarie disponibili, lo stato della società, i rappresentanti legali, eventuali segnali di inattività, liquidazione, cessazione dell’attività, recente cambio di amministrazione o riduzione dell’attività economica. Questa verifica consente di stabilire se convenga iniziare con una trattativa, presentare una domanda giudiziale, richiedere misure cautelari, eseguire un titolo già disponibile o individuare prima i beni del debitore.

L’analisi iniziale comprende anche la verifica dei documenti del creditore: contratto, fatture, ordini, prove di consegna o prestazione, corrispondenza commerciale, riconoscimento del debito, cambiali, garanzie, accordi di pagamento, sentenza straniera, lodo arbitrale o accordo di mediazione. In Ecuador, il tipo di documento incide direttamente sulla scelta della procedura: procedimento esecutivo, procedimento monitorio, procedimento sommario, procedimento ordinario, riconoscimento di una decisione straniera o successiva esecuzione.

Se il debitore non ha controversie giudiziarie rilevanti, non presenta evidenti segnali di insolvenza e continua a svolgere attività economica, può essere avviata la fase di recupero stragiudiziale. Se l’analisi mostra rischio di dispersione dei beni, mancanza di collaborazione, contestazione artificiosa del debito o cessazione effettiva dell’attività, la strategia deve essere orientata fin dall’inizio verso la procedura giudiziale più adatta.

La fase stragiudiziale comprende comunicazioni formali e trattative con il debitore per ottenere il pagamento integrale, un piano di pagamento, il riconoscimento del debito, una garanzia aggiuntiva, la restituzione di beni, la compensazione, un accordo transattivo o un’altra soluzione lecita compatibile con la natura dell’obbligazione.

Il contatto con il debitore può avvenire tramite lettera, posta elettronica, telefono, messaggi o altro mezzo che consenta di conservare prova del contenuto, della data di invio e dell’identità delle parti. In questa fase è importante raggiungere le persone autorizzate a prendere decisioni, chiarire la posizione del debitore e documentare qualsiasi risposta, riconoscimento, proposta di pagamento o rifiuto.

La comunicazione stragiudiziale svolge una funzione autonoma: ordina la pretesa del creditore, aiuta a conservare le prove e può portare a una soluzione prima del processo. La citazione giudiziale all’interno del procedimento ha invece un diverso significato e si svolge secondo le norme processuali ecuadoriane.

Il recupero stragiudiziale dei crediti in Ecuador si concentra di solito in un periodo iniziale fino a 60 giorni, salvo che le parti concordino un pagamento rateale o un’altra modalità di adempimento. Se questa fase non produce il risultato atteso, se il debitore viola l’accordo raggiunto o se l’analisi iniziale mostra che la trattativa non tutela sufficientemente il creditore, il caso deve essere preparato per il recupero giudiziale.

Prima di avviare un’azione giudiziale, deve essere verificato il termine di prescrizione applicabile alla specifica obbligazione. In Ecuador, l’azione fondata su un titolo esecutivo si prescrive, in linea generale, in cinque anni, mentre l’azione ordinaria si prescrive in dieci anni. Se l’azione esecutiva non viene proposta entro il relativo termine, può sopravvivere come azione ordinaria entro il periodo previsto dalla legge, purché l’obbligazione e le prove consentano di sostenere la pretesa del creditore.

La prescrizione non si valuta soltanto in base al nome del documento, ma secondo la natura dell’obbligazione, la data di scadenza, il documento che prova il debito, l’esistenza di un titolo esecutivo, i pagamenti parziali, i riconoscimenti del debito e la procedura giudiziale scelta. Nel procedimento monitorio, quando non è previsto un termine speciale, si applicano le regole generali di prescrizione dell’azione corrispondente.

Il termine di prescrizione può essere interrotto dal riconoscimento espresso o tacito del debito da parte del debitore e anche dalla citazione giudiziale della domanda. Se la citazione viene effettuata entro il termine di legge calcolato dalla presentazione della domanda, l’interruzione può produrre effetti dalla data di presentazione della domanda. Le conseguenze della prescrizione si applicano nel processo quando il debitore la invoca come difesa contro la pretesa del creditore.

La legislazione ecuadoriana prevede il recupero giudiziale dei debiti in procedimenti ordinari e sommari.

La legislazione ecuadoriana prevede diverse vie di recupero giudiziale dei crediti, e la scelta della procedura dipende dal documento che prova l’obbligazione, dall’importo del debito, dalla scadenza del pagamento, dall’esistenza di un titolo esecutivo e dalla complessità delle difese che il debitore può presentare. In pratica, una pretesa di pagamento può essere trattata mediante procedimento esecutivo, procedimento monitorio, procedimento sommario o procedimento ordinario.

Il procedimento esecutivo si utilizza quando il creditore dispone di un titolo esecutivo e l’obbligazione è chiara, pura, determinata e attualmente esigibile. Se l’obbligazione consiste in una somma di denaro, l’importo deve essere liquido o liquidabile mediante una semplice operazione aritmetica. Tra i titoli esecutivi possono rientrare la dichiarazione di parte resa sotto giuramento davanti al giudice competente, copia autentica di atto pubblico, documenti privati legalmente riconosciuti o riconosciuti con decisione giudiziale, cambiali, pagherò, testamenti, transazioni stragiudiziali e altri documenti ai quali la legge attribuisce forza esecutiva.

La domanda esecutiva deve essere accompagnata dal titolo corrispondente. Se il creditore presenta documenti che provano beni del debitore, il giudice può adottare misure cautelari su tali beni entro il valore necessario a coprire l’importo richiesto. In caso di credito garantito da ipoteca, può essere chiesto il pignoramento del bene immobile. Queste misure sono particolarmente rilevanti quando esiste rischio di occultamento, vendita o riduzione del patrimonio del debitore durante il procedimento.

Dopo la citazione giudiziale, il debitore può pagare o adempiere l’obbligazione, presentare opposizione con prove, prestare cauzione per sospendere una specifica misura cautelare oppure proporre domanda riconvenzionale fondata su un altro titolo esecutivo. Se il debitore non risponde alla domanda, non adempie l’obbligazione o presenta eccezioni non ammesse per questo tipo di procedimento, il giudice può pronunciare una decisione che ordina l’adempimento.

Nel procedimento esecutivo, le difese del debitore sono limitate a cause specifiche: assenza di forza esecutiva del titolo, nullità formale o falsità del titolo, estinzione totale o parziale dell’obbligazione, esistenza di un provvedimento di rinvio a giudizio per usura o arricchimento privato non giustificato, nonché eccezioni preliminari previste dalla legge. Quando l’opposizione è adeguatamente fondata, il tribunale convoca un’udienza unica per trattare conciliazione, eccezioni, prove e argomentazioni delle parti. L’appello in questa procedura non sospende l’esecuzione della decisione, e il ricorso per cassazione non è ammesso nel procedimento esecutivo.

Il procedimento ordinario si applica alle pretese per le quali la legge non prevede una procedura speciale. In materia civile o commerciale, questa via può essere necessaria quando il creditore non dispone di un titolo esecutivo, quando l’importo o il rapporto giuridico richiede un esame probatorio più ampio, quando il debitore nega l’esistenza dell’obbligazione, contesta il contratto, discute la consegna di beni o la prestazione di servizi, invoca inadempimenti reciproci, danni, interessi, compensazione o altri fatti che richiedono un esame completo.

Il procedimento ordinario inizia con la presentazione della domanda davanti al giudice competente. La domanda deve indicare le parti, descrivere il debito, esporre i fatti, indicare i fondamenti giuridici, determinare l’importo, formulare la richiesta di pagamento e allegare o indicare le prove disponibili. I documenti già in possesso del creditore devono essere presentati con la domanda, perché il corretto annuncio e deposito delle prove è decisivo per lo sviluppo del processo.

Dopo l’ammissione della domanda, il giudice dispone la citazione del convenuto. Nel procedimento ordinario, il convenuto ha trenta giorni dall’ultima citazione per depositare la risposta. Nella risposta deve pronunciarsi chiaramente sui fatti e sulle richieste, indicare ciò che ammette e ciò che nega, sollevare eccezioni, allegare la prova documentale disponibile e indicare gli altri mezzi di prova. Se il convenuto propone domanda riconvenzionale contro il creditore, all’attore viene concesso il termine corrispondente per rispondere.

La mancanza di risposta o l’assenza di una posizione chiara sui fatti può essere valutata dal giudice secondo le regole processuali. Se la risposta, la domanda riconvenzionale o le prove indicate non rispettano i requisiti di legge, il giudice può ordinarne la correzione o l’integrazione. Per il creditore, questa fase è importante perché consente di capire se la difesa del debitore si basa su una contestazione reale, su un’eccezione processuale, su una compensazione, su una contestazione documentale o su una strategia dilatoria.

Con la risposta o dopo la scadenza del termine per rispondere, il giudice convoca l’udienza preliminare. Questa udienza si svolge nel termine previsto dalla legge e ha un ruolo centrale nel procedimento ordinario. In essa si esaminano le eccezioni preliminari, la validità del processo, la competenza del giudice, l’oggetto della controversia, le domande di terzi e le questioni processuali che possono incidere sulla decisione finale. Se il difetto è sanabile, il giudice può disporne la correzione; se viene accolta un’eccezione non sanabile, il processo può terminare senza esame del merito.

Durante l’udienza preliminare, il giudice promuove obbligatoriamente la conciliazione. Se le parti raggiungono un accordo totale, questo può essere approvato dal giudice e il processo si conclude con effetto esecutivo. Se l’accordo è parziale, il processo prosegue sui punti rimasti controversi. La controversia può anche essere inviata a un centro di mediazione legalmente costituito. Per il creditore, un accordo approvato dal giudice o un verbale di mediazione può diventare una base efficace per l’esecuzione se il debitore non adempie nuovamente.

Se non vi è conciliazione totale, l’udienza preliminare prosegue con l’esame delle prove. Le parti possono opporsi alle prove della controparte, chiedere l’esclusione di prove irrilevanti, inutili o inidonee, e delimitare i fatti che dovranno essere dimostrati nell’udienza di merito. Questa fase consente di ordinare la controversia ed evitare che il giudizio diventi una discussione indefinita senza limiti chiari sul debito, sui documenti e sulle difese.

Dopo l’udienza preliminare, il giudice convoca l’udienza di merito. In questa fase vengono assunte le prove ammesse, ascoltati testimoni e periti, esaminati documenti e altri mezzi di prova, e le parti presentano le proprie argomentazioni. Al termine dell’udienza, il giudice pronuncia la decisione secondo le regole processuali. Nei casi di recupero crediti, la decisione può riconoscere totalmente o parzialmente l’obbligazione, rigettare la domanda, risolvere le eccezioni, determinare interessi, spese e altri effetti della pretesa.

Il procedimento sommario si applica alle categorie di controversie che la legge assegna espressamente a questa via. In materia di recupero crediti, può essere rilevante quando la controversia non rientra nel procedimento esecutivo né nel procedimento monitorio, ma la legge consente una trattazione più concentrata rispetto al procedimento ordinario, ad esempio in determinate controversie relative a compensi professionali o in altri casi previsti dalla normativa applicabile.

Nel procedimento sommario non è ammessa la modifica della domanda e la domanda riconvenzionale è consentita solo se collegata alla controversia principale. Il convenuto ha quindici giorni per rispondere alla domanda e alla riconvenzionale. Il caso viene trattato in un’udienza unica, articolata in due fasi: la prima dedicata alla regolarizzazione del processo, alla definizione dei punti controversi e alla conciliazione; la seconda alle prove e alle argomentazioni. L’udienza unica si svolge nel termine previsto dalla legge, rendendo questa via più concentrata rispetto al procedimento ordinario.

Per il creditore, la differenza pratica tra le procedure è significativa. Il procedimento esecutivo offre una posizione più forte quando esiste un titolo esecutivo; il procedimento monitorio consente di recuperare debiti monetari documentati fino a cinquanta salari di base unificati quando non esiste un titolo esecutivo; il procedimento sommario concentra la controversia in un’udienza unica quando la legge assegna il caso a questa via; il procedimento ordinario consente un esame più ampio quando il debito richiede una discussione probatoria o giuridica più complessa.

Il procedimento monitorio può essere utilizzato quando il creditore richiede il pagamento di un debito di denaro determinato, liquido, esigibile e scaduto, purché l’importo non superi cinquanta salari di base unificati e l’obbligazione non risulti da un titolo esecutivo. Questa via è particolarmente rilevante per crediti commerciali documentati che non consentono il procedimento esecutivo, ma sono supportati da prove sufficienti.

Il debito può essere provato mediante documenti firmati dal debitore o contrassegnati da un suo segno fisico o elettronico, fatture, prove di consegna, certificazioni, documenti elettronici, documenti provenienti dal creditore che rendano verosimile l’esistenza di un rapporto precedente, nonché altri supporti ammessi dalla legge. Il procedimento monitorio può applicarsi anche a specifiche pretese relative a canoni di locazione, spese di amministrazione, obblighi associativi, tasse di iscrizione, pensioni educative e altre obbligazioni monetarie documentate.

La domanda monitoria deve indicare l’origine del debito, il suo importo esatto o calcolabile e i documenti che lo provano. Se l’importo non supera tre salari di base unificati, la legge consente di presentare la domanda senza assistenza obbligatoria di un avvocato, anche se il supporto giuridico aiuta a ordinare le prove, evitare errori di competenza e preparare l’eventuale esecuzione.

Una volta ammessa la domanda, il giudice concede al debitore quindici giorni per pagare e dispone la sua citazione. La citazione interrompe la prescrizione. Se il debitore non compare, non presenta opposizione o non paga entro il termine, il provvedimento diventa definitivo, produce effetto di cosa giudicata e consente di avviare l’esecuzione, anche mediante pignoramento dei beni. Se il debitore presenta un’opposizione fondata, il procedimento prosegue in un’udienza unica, con possibilità di accordo, conciliazione o decisione.

La decisione di primo grado e determinati provvedimenti interlocutori possono essere impugnati quando la legge lo consente. L’appello viene proposto oralmente nell’udienza corrispondente e deve essere motivato per iscritto entro dieci giorni dalla notifica. La controparte ha dieci giorni per rispondere, dopodiché il giudice di secondo grado convoca l’udienza, ascolta le parti e decide sull’impugnazione.

Dopo la decisione in appello possono essere richiesti chiarimento, integrazione e ricorso per cassazione nei casi e per i motivi previsti dalla legge. La cassazione non è un terzo grado di giudizio e non ripete l’esame completo della causa; è uno strumento straordinario destinato a correggere errori giuridici rilevanti nelle sentenze e nei provvedimenti che concludono processi di cognizione emessi dalle Corti Provinciali di Giustizia, dai tribunali tributari o dai tribunali amministrativi.

Il ricorso per cassazione si presenta per iscritto entro dieci giorni dall’esecutività del provvedimento o della sentenza impugnata, oppure dal provvedimento che accoglie o respinge la richiesta di chiarimento o integrazione. Il ricorso deve indicare la decisione impugnata, il procedimento, le parti, la data di notifica, le norme di diritto violate o le formalità processuali omesse, il motivo di cassazione invocato e le ragioni concrete che spiegano in che modo si è verificato il vizio giuridico.

La cassazione può fondarsi, tra l’altro, sull’applicazione indebita, mancata applicazione o errata interpretazione di norme processuali che abbiano causato nullità insanabile o lesione del diritto di difesa; sulla mancanza di motivazione o su decisioni contraddittorie; sulla decisione di questioni non comprese nella controversia; sull’attribuzione di più di quanto richiesto; sull’omessa decisione di questioni controverse; su errori giuridici nella valutazione della prova che abbiano portato a un’applicazione errata delle norme sostanziali; sulla violazione di norme di diritto sostanziale, inclusi orientamenti giurisprudenziali obbligatori.

Il ricorso viene presentato davanti allo stesso organo giudiziario che ha emesso la decisione impugnata. La Corte Provinciale competente o il tribunale corrispondente verifica il rispetto del termine e trasmette il fascicolo alla Corte Nazionale di Giustizia dell’Ecuador. Dopo il ricevimento del fascicolo, viene designato un giudice incaricato di verificare l’ammissibilità del ricorso. Se vi sono difetti formali sanabili, può essere concesso un termine per chiarire o completare il ricorso; se i requisiti di legge non sono rispettati, il ricorso può essere dichiarato inammissibile.

Se il ricorso per cassazione è ammesso, le parti vengono notificate e il fascicolo passa alla sezione specializzata competente della Corte Nazionale di Giustizia dell’Ecuador. La controparte può presentare una risposta motivata entro il termine stabilito dalla legge. Il giudice di cassazione convoca l’udienza e decide se confermare la decisione, annullarla in tutto o in parte, correggere la motivazione, pronunciare la decisione corrispondente oppure dichiarare la nullità e rinviare il processo al giudice competente.

La presentazione del ricorso per cassazione non impedisce di per sé l’esecuzione della decisione. Il ricorrente può chiedere la sospensione dell’esecuzione al momento della presentazione del ricorso, ma deve prestare una garanzia sufficiente a coprire i possibili danni della controparte derivanti dal ritardo. Se la garanzia viene depositata entro il termine previsto dopo la verifica del ricorso, l’esecuzione viene sospesa; se la garanzia non viene depositata, l’esecuzione prosegue.

Se il creditore dispone già di una sentenza straniera, di un atto di mediazione straniero o di un documento equivalente con forza esecutiva, il recupero in Ecuador può richiedere il riconoscimento e l’esecuzione di una decisione straniera prima dell’avvio del recupero forzato. La domanda viene presentata alla sezione specializzata della Corte Provinciale del domicilio della persona contro la quale la decisione deve essere fatta valere. Se tale persona non ha domicilio in Ecuador, l’esecuzione può collegarsi al luogo in cui si trovano i suoi beni o al luogo in cui la decisione deve produrre effetti.

Nel procedimento di riconoscimento, il giudice ecuadoriano verifica requisiti formali: autenticità del documento, definitività della decisione, legalizzazione o apostilla, traduzione quando necessaria, prova che il debitore sia stato citato e abbia potuto esercitare il diritto di difesa, nonché dati sufficienti per la citazione in Ecuador. Il giudice non riesamina il merito della controversia straniera, ma stabilisce se la decisione possa produrre effetti giuridici in Ecuador.

I lodi arbitrali stranieri hanno un regime particolare. In Ecuador, un lodo arbitrale straniero può produrre effetti ed essere eseguito secondo le regole applicabili ai lodi arbitrali, senza un nuovo esame giudiziale del merito della controversia arbitrale. Per preparare l’esecuzione, il creditore deve disporre del lodo arbitrale, dell’accordo arbitrale, delle prove di definitività o esecutività, dei documenti legalizzati o apostillati quando necessario, delle traduzioni richieste e delle informazioni sui beni del debitore in Ecuador.

Quando la sentenza, il lodo arbitrale, l’atto di mediazione o altro titolo esecutivo diventa esigibile, il creditore può avviare l’esecuzione forzata. Nell’esecuzione di una sentenza definitiva, il giudice determina la liquidazione del capitale, degli interessi e delle spese, quindi emette il provvedimento di esecuzione e concede al debitore cinque giorni per adempiere.

Se il debitore non paga entro il termine, il creditore può chiedere misure di recupero sui beni e sui diritti patrimoniali del debitore. L’esecuzione può comprendere il pignoramento di beni mobili e immobili, veicoli, crediti e altri beni eseguibili, con successiva valutazione, vendita forzata e assegnazione secondo le regole processuali.

Le opposizioni del debitore nella fase di esecuzione sono limitate. Possono fondarsi soltanto su circostanze sorte dopo la formazione del titolo esecutivo: pagamento effettivo, dazione in pagamento, transazione, remissione del debito, novazione, confusione, compensazione, perdita o distruzione della cosa dovuta. Tali opposizioni non sospendono automaticamente l’esecuzione, pertanto informazioni patrimoniali preparate in anticipo aumentano l’efficacia pratica del recupero.

Se il debitore presenta segnali di insolvenza, il creditore può valutare l’avvio di un concorso dei creditori. Quando il debitore è un commerciante iscritto, la procedura può svilupparsi come concorso o fallimento, secondo le circostanze. L’insolvenza può essere presunta, tra l’altro, quando il debitore, dopo aver ricevuto il provvedimento di esecuzione, non paga, non indica beni sufficienti, indica beni litigiosi o situati fuori dall’Ecuador, oppure quando il valore dei beni pignorati è insufficiente a coprire l’obbligazione.

Nell’ambito della procedura concorsuale, il giudice può adottare misure per riunire i creditori, conservare i beni del debitore, riunire le procedure di esecuzione, nominare un amministratore o un custode, pignorare beni, registrare lo stato di insolvenza o fallimento e pubblicare l’apertura della procedura. In determinati casi possono essere adottate anche misure aggiuntive relative alla comparizione del debitore e alla tutela della massa dei creditori.

Il patrimonio del debitore viene distribuito tra i creditori secondo le regole della procedura concorsuale. Se vi sono più creditori, esecuzioni parallele, occultamento di beni, trasferimenti sospetti o insufficienza patrimoniale, la procedura concorsuale può consentire una verifica più ordinata del patrimonio e delle operazioni compiute prima dell’apertura del procedimento.

Se i beni del debitore non sono sufficienti a soddisfare integralmente le pretese dei creditori e viene accertato un fallimento colposo o fraudolento, possono essere riesaminate le operazioni che hanno danneggiato i creditori, ridotto indebitamente il patrimonio del debitore o trasferito beni a terzi per ostacolare il recupero. L’annullamento di tali operazioni può consentire il rientro dei beni o del loro valore nel patrimonio destinato al pagamento dei debiti, insieme alla richiesta di risarcimento nei confronti delle persone responsabili.

Il debitore può anche promuovere una procedura preventiva di accordo con i creditori quando dispone di beni sufficienti a coprire le obbligazioni, ma prevede di non poterle pagare puntualmente. In tale situazione può essere proposto un accordo con i creditori e un piano di pagamento nei limiti di legge. Per il creditore, la procedura concorsuale è particolarmente rilevante quando l’esecuzione individuale non consente un recupero efficace del credito.

Il team di Grandliga assiste i clienti in tutte le fasi del recupero crediti in Ecuador: analisi del debitore e dei suoi beni, verifica dei documenti, trattative stragiudiziali, scelta tra procedimento esecutivo, procedimento monitorio, procedimento sommario o procedimento ordinario, riconoscimento di decisioni straniere, esecuzione forzata e procedure di insolvenza. In ogni caso, la strategia viene definita in base al tipo di obbligazione, alle prove disponibili, al termine di prescrizione, alla posizione dei beni e alla possibilità concreta di recuperare il credito in Ecuador.

16.09.2024
279