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Recupero crediti in Guatemala

Il processo di recupero crediti in Guatemala inizia con un’analisi della capacità finanziaria del debitore, del suo campo di attività, della storia della sua impresa, della presenza di prove documentali del debito, della presenza di casi giudiziari in corso e di procedure esecutive avviate, come nonchè la possibilità di contestare il debito. Questa analisi costituisce la strategia che verrà utilizzata per conto del cliente nel processo di recupero crediti.

Se non sono in corso procedimenti giudiziari contro il debitore o decisioni del tribunale sul recupero crediti e lui è attivamente impegnato nelle sue attività, è consigliabile passare alla fase di recupero crediti extragiudiziale.

Questa fase si basa su trattative attive con il debitore al fine di raggiungere un accordo per il pagamento dei crediti del creditore o altre possibili opzioni di liquidazione (ad esempio restituzione di beni, trasferimento del debito a terzi, scambio di servizi o beni).

L’interazione con il debitore inizia immediatamente dopo l’invio della notifica tramite posta, e-mail, telefono o tramite messaggistica istantanea. Questo processo prevede la comunicazione quotidiana con il debitore al fine di mantenere una pressione costante su di lui. L’obiettivo principale è comunicare con i principali decisori per ottenere un rapido recupero del debito.

Il termine medio di riscossione stragiudiziale è fino a 60 giorni (esclusi i casi di accordo per il pagamento rateale del debito). Se questa fase non porta i risultati attesi, o se dopo una prima analisi risulta chiaro che non è applicabile, è necessario procedere al recupero tramite tribunale.

Prima di intraprendere un’azione legale, è necessario prestare attenzione ai termini di prescrizione. Il termine di prescrizione generale è di 5 anni. Per i reclami relativi alla riscossione del costo della merce venduta, il termine di prescrizione è di 2 anni. Il termine di prescrizione si interrompe se il debitore riconosce il debito, o paga parzialmente il debito, gli interessi o altre sanzioni sul debito. Dopo l’interruzione, i termini di prescrizione ricominciano a decorrere.

La legge guatemalteca prevede la riscossione giudiziale dei debiti attraverso procedimenti giudiziari ordinari e procedimenti orali.

La consueta procedura giudiziaria si svolge presentando una dichiarazione di reclamo al tribunale, dopo di che il tribunale decide di aprire un caso, avvisa l’imputato e prepara l’esame del caso nel merito. La dichiarazione di reclamo deve essere accompagnata da prove che confermino i requisiti dichiarati. Se l’attore non è in possesso di tali prove, deve indicare il luogo in cui si trovano, in modo che il tribunale possa successivamente reclamarle. 

Se il querelante è straniero o residente temporaneo, il tribunale può ordinare al querelante di fornire una cauzione per coprire eventuali multe, spese legali, perdite e danni derivanti dalla sua causa. Tale obbligo non si applica se l’attore dimostra che nel suo Paese di origine tale garanzia non è richiesta ai cittadini guatemaltechi.

Dopo aver accolto la domanda, il tribunale convoca l’imputato a sentire la sua posizione entro 9 giorni dal ricevimento della notifica. Se, dopo la scadenza della citazione, il convenuto non si presenta, la domanda sarà considerata riconosciuta e, su richiesta dell’attore, il caso verrà proseguito in contumacia.

Dal momento in cui l’imputato viene riconosciuto in contumacia, i suoi beni possono essere sequestrati per un importo sufficiente a garantire l’esito del processo. Se l’imputato compare dopo la dichiarazione del procedimento in contumacia, potrà continuare a partecipare al processo nella fase in cui si trova. La richiesta di processo in contumacia e di sequestro può essere respinta se l’imputato dimostra di non essersi presentato per causa di forza maggiore. Può anche essere proposto di sostituire il pignoramento dei beni del debitore con altre garanzie sufficienti, a discrezione del giudice.

Se il convenuto è d’accordo con la domanda, il giudice emette una sentenza senza ulteriore procedimento giudiziario. Se il convenuto non è d’accordo con la richiesta, deve depositare una replica esponendo eventuali obiezioni categoriche che ha alle pretese dell’attore.

Se il tribunale ritiene che vi siano fatti controversi, il processo viene aperto per la presentazione di prove per un periodo di trenta giorni. Questo periodo può essere prorogato di altri dieci giorni se, per colpa della parte interessata, non è stato possibile presentare le prove in tempo. Se nella causa o nella risposta alla causa sono state proposte prove che devono essere acquisite al di fuori della Repubblica e che possono essere legalmente accettate, il giudice, su richiesta di una delle parti, fissa un termine finale, sufficiente a seconda delle circostanze del caso, che non può superare i 120 giorni.

Al termine della fase probatoria, il giudice fisserà un’udienza finale. In questa udienza, gli avvocati delle parti e le parti stesse, se lo desiderano, possono presentare argomentazioni orali o scritte. Dopo l’udienza finale, il tribunale emetterà una sentenza, che entrerà in vigore dopo il termine per l’appello. 

I procedimenti orali sono applicabili alle cause di modesta entità e si svolgono nello stesso modo dei procedimenti giudiziari ordinari, con alcune semplificazioni. La dichiarazione di reclamo può essere presentata oralmente, nel qual caso il segretario redige un protocollo corrispondente. Se la domanda soddisfa i requisiti procedurali, il giudice fissa una data in cui le parti devono comparire in udienza. Tra la convocazione dell’imputato e la data dell’udienza devono trascorrere almeno tre giorni.

Nel primo incontro, il giudice cercherà di riconciliare le parti, offrendo loro eque opzioni di conciliazione e approverà qualsiasi accordo che giungeranno, a condizione che non sia contrario alla legge. Se il convenuto non è d’accordo con le affermazioni dell’attore, deve indicare chiaramente i fatti su cui fonda la sua opposizione.

Le parti sono tenute a comparire in prima udienza con le loro prove. Se in tale incontro non sarà possibile presentare tutte le prove, verrà fissata una nuova riunione, che non dovrà superare i quindici giorni. In casi eccezionali, se per circostanze indipendenti dalla volontà del tribunale o delle parti non è stato possibile presentare tutte le prove, il giudice può ordinare una terza udienza esclusivamente a questo scopo. Tale riunione dovrà svolgersi entro dieci giorni.

Se l’imputato accetta la domanda o ammette i fatti in essa esposti, il giudice emette la sentenza entro tre giorni. Se il convenuto non si presenta alla prima udienza senza una buona ragione, il giudice emetterà una sentenza, a condizione che le prove proposte dal ricorrente siano state presentate. Entro cinque giorni dall’udienza finale, il giudice emetterà la sentenza.

La decisione del tribunale di primo grado può essere impugnata entro 3 giorni dalla data della pronuncia della decisione impugnata. La denuncia viene esaminata in un’udienza in tribunale con la partecipazione delle parti interessate. A seguito dell’esame del ricorso, la corte prende una decisione, che entra in vigore dal momento della sua comunicazione. La decisione della corte d’appello può essere impugnata dinanzi alla Corte Suprema entro 15 giorni dalla data di notifica della decisione impugnata. Il giorno dell’udienza le parti e i loro avvocati possono essere presenti e presentare osservazioni orali o scritte. Le udienze saranno pubbliche se richiesto da qualsiasi parte interessata o disposto dalla Corte Suprema. A seguito dell’esame del reclamo, la Corte Suprema prende una decisione che entra in vigore dal momento in cui viene annunciata e non è soggetta a ricorso.

Una volta che la sentenza diventa definitiva, il creditore deve ottenere un titolo esecutivo e avviare la procedura di esecuzione. La decisione finale del tribunale può essere presentata per l’esecuzione entro 5 anni dalla data di entrata in vigore. Nell’ambito dell’esecuzione di una decisione giudiziaria, i crediti del creditore possono essere soddisfatti pignorando e cancellando fondi dai conti del debitore; pignoramento dei beni mobili e immobili del debitore con successiva vendita; arresto e confisca di titoli; arresto e confisca delle azioni della società.

Se il debitore presenta segni di insolvenza, il creditore dovrebbe considerare l’opzione del fallimento del debitore. L’insolvenza si verifica quando le passività del debitore superano le sue attività, o quando ci sono due o più arresti nell’ambito di una procedura esecutiva, o quando i membri dell’organo direttivo del debitore si assentano per più di 60 giorni lavorativi senza lasciare ai loro rappresentanti legali l’autorità e beni o fondi sufficienti per adempiere ai loro obblighi. In questa fase, se il patrimonio del debitore non è sufficiente a soddisfare pienamente le pretese dei creditori, è possibile annullare le operazioni del debitore che hanno causato un danno al debitore o lo hanno privato dei suoi beni. Tra tali operazioni si segnalano in particolare: le operazioni effettuate a titolo gratuito; operazioni effettuate a favore di persone correlate con il debitore; costituzione di garanzie reali a favore di obbligazioni preesistenti o di nuove obbligazioni assunte in loro sostituzione; operazioni per le quali il debitore ha pagato un importo superiore al costo dei beni o dei servizi ricevuti, quando si può dimostrare che tali operazioni hanno portato all’insolvenza del debitore; azioni legali e transazioni in cui il debitore ha agito in modo fraudolento e a danno dei creditori, e la controparte sapeva o avrebbe dovuto sapere che il debitore era in stato di insolvenza. L’annullamento di tali operazioni è consentito solo se sono state completate entro due anni prima della data di apertura della procedura concorsuale. In seguito all’annullamento di tali operazioni, è possibile restituire al debitore ciò che ha perso a causa di tali operazioni e quindi aumentare la massa liquidatoria per soddisfare le pretese dei creditori e coprire i costi di attuazione della procedura fallimentare.

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20.08.2024
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