Main img Tutela dei diritti presso la Corte europea dei diritti dell’uomo

Tutela dei diritti presso la Corte europea dei diritti dell’uomo

In pratica, spesso si verificano situazioni in cui una persona (persona fisica o giuridica) difende i suoi diritti violati in tribunale, ma i tribunali di tutti i gradi si rifiutano di proteggerli per un motivo o per l’altro.

In questi casi sorge la domanda: “Cosa fare dopo?”

Se una persona ritiene che il tribunale statale nazionale, nell’esame di un caso, non abbia rispettato i diritti e le libertà fondamentali, il che ha portato all’adozione di una decisione giudiziaria negativa, e i tribunali superiori non hanno corretto tali errori giudiziari, una possibile via di difesa è quella di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Questo diritto è previsto dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Convenzione europea sui diritti dell’uomo) e dai suoi protocolli (di seguito denominata Convenzione).

Un residente di qualsiasi Paese aderente alla presente Convenzione, così come qualsiasi altra persona soggetta alla giurisdizione di tale Paese, può pertanto presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro uno Stato parte della presente Convenzione che abbia commesso una violazione dei diritti da essa garantiti.

Attualmente la Convenzione è stata ratificata dai paesi membri del Consiglio d’Europa, in particolare: Belgio (1949), Danimarca (1949), Irlanda (1949), Italia (1949), Lussemburgo (1949), Paesi Bassi (1949), Norvegia (1949), Gran Bretagna (1949), Francia (1949), Svezia (1949), Grecia (1949), Turchia (1950), Islanda (1950), Germania (1950), Austria (1956), Cipro (1961), Svizzera (1963), Malta ( 1965), Portogallo (1976), Spagna (1977), Liechtenstein (1978), San Marino (1988), Finlandia (1989), Ungheria (1990), Polonia (1991), Bulgaria (1992), Estonia (1993), Lituania (1993), Slovenia (1993), Repubblica Slovacca (1993), Romania (1993), Repubblica Ceca (1993), Andorra (1994), Lettonia (1995), Albania (1995), Moldavia (1995), Ucraina (1995), Repubblica di Macedonia del Nord (1995), Croazia (1996), Georgia (1999), Azerbaigian (2001), Armenia (2001), Bosnia-Erzegovina (2002), Serbia (2003), Monaco (2004), Montenegro (2007).

Tra i principali diritti garantiti dalla Convenzione, la cui tutela è assicurata dalla CEDU, figurano:

  • il diritto alla vita;
  • divieto di tortura, schiavitù e lavoro forzato;
  • il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona;
  • diritto a un giusto processo; il diritto a un ricorso effettivo;
  • il diritto al rispetto della vita privata e familiare;
  • il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, espressione di opinioni; il diritto alla libertà di riunione e associazione;
  • divieto di discriminazione;
  • proprietà;
  • diritto allo studio;
  • diritto a libere elezioni.

È importante sapere che il ricorso alla CEDU è possibile solo dopo aver esaurito tutti i ricorsi nazionali entro quattro mesi dalla decisione finale a livello nazionale.

Denuncia alla Corte europea dei diritti dell’uomo viene presentato sotto forma di domanda, che viene completata compilando un modulo nel modulo prescritto.

Il modulo del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo prevede, oltre alle generalità del ricorrente e del suo eventuale rappresentante, l’indicazione dell’essenza del diritto della Convenzione violato, delle circostanze in cui la violazione si è verificata e della relativa motivazione giuridica con riferimento alle disposizioni della Convenzione, con l’indicazione obbligatoria della natura specifica della violazione di questa o quella norma, nonché informazioni sull’utilizzo dei rimedi nazionali.

Un reclamo (domanda) alla CEDU può essere redatto nella lingua del richiedente o in una delle lingue della CEDU: inglese o francese. La denuncia deve essere accompagnata da copie di tutti i documenti a cui fa riferimento il richiedente, nonché di tutte le decisioni delle autorità nazionali di esaminare la questione del richiedente a livello nazionale.

È importante comprendere che la CEDU non sostituisce gli organi giudiziari nazionali, non è un’autorità giudiziaria aggiuntiva e pertanto non esamina le decisioni dei tribunali nel merito. Allo stesso tempo, la Corte EDU sta valutando se le autorità giudiziarie nazionali abbiano violato la Convenzione nell’esaminare il caso del ricorrente a livello nazionale. La CEDU esamina cioè i casi di violazione da parte dello Stato dei diritti del ricorrente previsti dalla Convenzione.

Le conseguenze dell’esame di un reclamo da parte della CEDU sono solitamente stabilite dalla legislazione nazionale del paese contro il quale è stata presa la decisione. Questo infatti potrebbe trattarsi di: pagamento di un indennizzo; ripristino, per quanto possibile, della precedente situazione giuridica che la persona aveva prima della violazione della Convenzione mediante il riesame del caso da parte di un tribunale, compresa la ripresa del procedimento o il riesame del caso da parte di un’autorità amministrativa; attività espressamente indicate nella decisione della Corte EDU.

Inoltre, se la legislazione nazionale del paese convenuto prevede un risarcimento solo parziale, allora la CEDU, se necessario, garantisce alla parte lesa un’equa soddisfazione (accertando una violazione della Convenzione, riconoscendo al ricorrente un risarcimento morale in equivalente pecuniario).

Anche l’attuazione delle decisioni della CEDU viene effettuata secondo le modalità stabilite dalla legislazione nazionale di un determinato paese parte della Convenzione, ma il controllo sull’attuazione della decisione è effettuato dal Comitato dei Ministri, il quale, in caso di fatti di non conformità venga accertata l’osservanza della decisione della CEDU, si rivolge alla Corte con un corrispondente ricorso e poi determina le misure per l’attuazione della decisione.

Pertanto, il ricorso alla CEDU in numerosi casi costituisce, da un lato, una misura efficace volta a eliminare le violazioni dei diritti individuali commesse dalle autorità giudiziarie nazionali, e, dall’altro, un modo per ottenere un adeguato risarcimento per tali violazioni.

Tuttavia, va tenuto presente che un reclamo alla Corte europea richiede conoscenze ed esperienze specifiche, pertanto, la preparazione del reclamo corrispondente dovrebbe essere trattata con attenzione al fine di tenere conto di tutte le possibili sfumature di un caso particolare ed evitare violazioni delle norme la relativa procedura. A questo scopo potete rivolgervi ad un avvocato che abbia esperienza nella gestione dei casi della CEDU e che possa fornire assistenza legale professionale in questo caso.

La gestione di una causa davanti alla CEDU comporta, tra le altre cose, la redazione e il deposito di un reclamo alla Corte europea, il sostegno del caso con un avvocato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo in tutte le sue fasi, compresa la fase di esecuzione della decisione, corrispondenza ufficiale con gli organi rappresentativi del convenuto per risolvere la controversia, ecc.

Lo studio legale internazionale Grandliga dispone di avvocati esperti che esercitano nel settore in questione e sarà in grado di fornire difesa legale sia di natura consultiva che di rappresentanza pratica e gestione del caso nella CEDU.

Se hai domande o hai bisogno di un avvocato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (avvocato ricorso cedu), contattaci per discutere il tuo caso.

14.01.2021
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