Una firma contestata su un documento contrattuale può sembrare sufficiente a compromettere definitivamente una richiesta di pagamento. In una controversia transfrontaliera esaminata dai giudici ucraini, inizialmente è accaduto proprio questo.
Una società polacca ha chiesto il pagamento di 71.454 PLN a un vettore ucraino dopo che merci trasportate nell’ambito della procedura di transito esterno dell’Unione europea non erano state presentate correttamente all’ufficio doganale di destinazione in Francia. Il debito doganale sorto a seguito di tale irregolarità è stato pagato dalla società polacca. Quando questa ha successivamente agito contro il vettore ucraino, il giudice di primo grado ha respinto integralmente la domanda dopo che una perizia grafologica aveva stabilito che la firma apposta su uno dei documenti contrattuali non apparteneva al convenuto.
Il creditore straniero è stato rappresentato nella controversia dal team legale di Grandliga.
Il 7 agosto 2026, la Corte d’appello commerciale nord-occidentale ha annullato la decisione di primo grado nella causa n. 902/756/25 e ha accolto la domanda del creditore.
La rilevanza della decisione va oltre il semplice successo nel recupero della somma. La Corte d’appello ha ritenuto che la controversia non potesse essere decisa isolando un singolo documento contrattuale contestato dal complesso del rapporto giuridico tra le parti, dalle norme doganali dell’UE e dagli altri elementi probatori che dimostravano il ruolo effettivo dei soggetti coinvolti.
Per i creditori stranieri impegnati in controversie complesse in Ucraina, il caso evidenzia un principio importante: un problema relativo a un singolo documento contrattuale non elimina necessariamente il credito quando la responsabilità trova fondamento anche nella legge applicabile ed è sostenuta da un insieme più ampio di prove.
Come è sorto il debito doganale
La controversia ha avuto origine da un trasporto internazionale su strada di merci dall’Ucraina alla Francia.
Il 27 ottobre 2022, un vettore ucraino ha trasportato merci da un mittente ucraino a un destinatario in Francia. In Polonia, le merci sono state vincolate alla procedura di transito esterno dell’UE sulla base di due dichiarazioni di transito T1 e di due lettere di vettura internazionali CMR.
La società polacca agiva in qualità di titolare della procedura di transito.
Ai sensi dell’articolo 233 del regolamento (UE) n. 952/2013 che istituisce il Codice doganale dell’Unione, il titolare della procedura di transito unionale è responsabile della presentazione delle merci e delle informazioni richieste all’ufficio doganale di destinazione entro il termine previsto.
È importante sottolineare che tale obbligo non grava soltanto sul titolare della procedura. L’articolo 233, paragrafo 3, stabilisce inoltre che il vettore o il destinatario che accetta le merci sapendo che esse sono vincolate alla procedura di transito unionale è tenuto a presentarle integre all’ufficio doganale di destinazione entro il termine stabilito.
Nel caso in esame, le merci avrebbero dovuto essere presentate all’ufficio doganale francese competente entro il 3 novembre 2022. Secondo gli atti del procedimento, ciò non è avvenuto correttamente.
Tra i documenti figuravano copie delle lettere di vettura CMR recanti un timbro e una firma che, apparentemente, attestavano la ricezione della merce. Tuttavia, le informazioni ottenute nell’ambito della procedura doganale indicavano una situazione diversa. Le autorità doganali francesi hanno comunicato che il destinatario indicato nei documenti di transito non aveva ricevuto la merce e che il timbro apposto sulla CMR come prova della consegna era falso.
La procedura di transito, quindi, non era stata regolarmente conclusa.
Perché il mancato completamento del transito può generare un debito doganale
Il Codice doganale dell’Unione considera il rispetto degli obblighi connessi alla vigilanza doganale come un obbligo giuridico autonomo.
Ai sensi dell’articolo 79, un debito doganale all’importazione può sorgere quando non viene rispettato un obbligo previsto dalla normativa doganale relativo alla circolazione di merci non unionali o alla loro permanenza sotto vigilanza doganale.
Nelle operazioni di transito assume particolare importanza l’articolo 233, poiché stabilisce espressamente l’obbligo di presentare le merci integre all’ufficio doganale di destinazione entro il termine prescritto.
Quando più persone sono responsabili dello stesso debito doganale, l’articolo 84 prevede la loro responsabilità solidale per il pagamento.
La combinazione di queste disposizioni è diventata uno degli elementi centrali della controversia davanti al giudice ucraino.
Le autorità doganali polacche hanno adottato decisioni relative a entrambe le operazioni di transito e hanno individuato sia la società polacca sia il vettore ucraino come soggetti responsabili del relativo debito doganale. Tali decisioni amministrative sono state successivamente confermate in Polonia.
La società polacca ha pagato il debito doganale e ha poi richiesto il rimborso al vettore ucraino, arrivando infine a chiedere davanti al tribunale commerciale ucraino il pagamento di 71.454 PLN.
Perché il giudice di primo grado ha respinto la domanda
La particolarità del caso consisteva nel fatto che la controversia non riguardava soltanto il mancato completamento della procedura di transito.
Il convenuto contestava anche la base contrattuale del rapporto tra le parti.
Nel corso del giudizio di primo grado, il tribunale ha disposto una perizia grafologica relativa alla firma apposta su un documento descritto negli atti come ordine per servizi urgenti del 10 agosto 2019.
Il perito ha concluso che la firma in questione non era stata apposta dal convenuto.
Il Tribunale commerciale della regione di Vinnytsia ha attribuito a tale conclusione un peso decisivo e, il 2 febbraio 2026, ha respinto integralmente la domanda della società polacca.
In sostanza, il giudice di primo grado ha considerato il documento contestato come la principale base contrattuale della pretesa. Una volta esclusa l’autenticità della firma del convenuto, il tribunale non ha ritenuto necessario procedere a un esame approfondito degli altri argomenti e delle ulteriori prove presentate dal creditore.
Questo approccio è diventato uno dei punti centrali del giudizio d’appello.
Il documento contrattuale contestato era solo una parte del rapporto giuridico
La Corte d’appello non ha messo in discussione il risultato della perizia grafologica. Questa distinzione è fondamentale.
La questione non era se la perizia dovesse essere ignorata, ma se potesse essere considerata decisiva senza un esame completo delle altre prove e delle ulteriori basi giuridiche della responsabilità.
La Corte d’appello ha ritenuto che ciò non fosse corretto.
Il rapporto tra le parti era supportato da un insieme di prove molto più ampio rispetto al solo ordine di servizi contestato.
Gli atti comprendevano, tra l’altro:
- le dichiarazioni di transito T1;
- le lettere di vettura internazionali CMR;
- le prove che il trasporto era stato effettuato con veicoli e conducenti del convenuto;
- documenti doganali provenienti dalla Polonia e dalla Francia;
- la prova del pagamento del debito doganale;
- un’autorizzazione permanente relativa alla rappresentanza doganale indiretta;
- le decisioni delle autorità doganali polacche sulla responsabilità;
- le disposizioni del Codice doganale dell’Unione relative agli obblighi del vettore e alla responsabilità per il debito doganale.
Questo quadro probatorio modificava in modo sostanziale la valutazione giuridica della controversia.
Anche se uno dei documenti non poteva essere utilizzato nel modo originariamente sostenuto dall’attore, ciò non risolveva una questione distinta: se il vettore avesse obblighi derivanti dalla sua effettiva partecipazione all’operazione di transito e direttamente dalla normativa doganale applicabile.
Perché il ruolo del vettore aveva un’importanza autonoma
Uno degli aspetti più rilevanti della decisione d’appello riguarda la posizione giuridica del vettore.
La Corte si è richiamata espressamente all’articolo 233 del Codice doganale dell’Unione. Un vettore che accetta merci sapendo che esse sono trasportate nell’ambito della procedura di transito unionale ha un obbligo autonomo di consegnarle e presentarle integre all’ufficio doganale di destinazione entro il termine previsto.
La Corte d’appello ha quindi respinto l’approccio secondo cui il rapporto tra le parti avrebbe dovuto essere valutato esclusivamente sulla base del documento contrattuale contestato.
La normativa doganale aveva un rilievo autonomo ai fini dell’accertamento della responsabilità.
La Corte d’appello ha fatto inoltre riferimento agli articoli 79 e 84 del Codice doganale dell’Unione. La violazione di obblighi doganali può determinare la nascita di un debito doganale, mentre più soggetti responsabili dello stesso debito possono essere obbligati in solido.
Questo elemento era particolarmente importante perché le decisioni doganali polacche avevano già individuato sia la società polacca sia il vettore ucraino come responsabili del debito doganale derivante dalle due operazioni di transito.
La società polacca aveva successivamente pagato tale debito.
Di conseguenza, davanti al giudice ucraino non era in discussione una semplice fattura non pagata o una normale obbligazione contrattuale. La controversia riguardava invece le conseguenze economiche di una procedura di transito UE non conclusa correttamente e la distribuzione di tali conseguenze tra i soggetti coinvolti.
Perché il giudice deve valutare le prove nel loro insieme
Il caso contiene anche un’importante indicazione processuale per le controversie commerciali in Ucraina.
L’articolo 86 del Codice di procedura commerciale ucraino impone al giudice di valutare le prove sulla base di un esame completo, approfondito, obiettivo e diretto degli atti del procedimento.
Nessun elemento di prova ha un valore predeterminato. Il giudice deve valutare sia ciascuna prova separatamente sia il suo rapporto con le altre prove nel loro complesso.
La Corte d’appello ha ritenuto che il giudice di primo grado avesse, di fatto, attribuito a un solo elemento — il documento contestato e la perizia relativa alla firma — un peso superiore rispetto al resto del materiale probatorio.
Non esaminando adeguatamente le prove e gli argomenti relativi ad altre basi giuridiche della domanda, il giudice di primo grado non aveva accertato tutte le circostanze rilevanti ai fini della decisione.
Per i creditori, proprio questo aspetto della causa n. 902/756/25 ha una particolare utilità pratica.
Le pretese commerciali transfrontaliere raramente dipendono da un unico documento. Un rapporto giuridico può essere provato mediante documenti di trasporto, dichiarazioni doganali, fatture, pagamenti, procure, corrispondenza, decisioni amministrative e comportamento effettivo delle parti. In settori regolamentati come il diritto doganale e il trasporto internazionale, determinati obblighi possono inoltre derivare direttamente dalla legge e non dipendere esclusivamente dal contenuto di un singolo contratto.
Una strategia processuale basata soltanto su un documento firmato può quindi esporre inutilmente il creditore a rischi ulteriori.
L’appello ha modificato completamente l’esito della causa
Il 7 agosto 2026, la Corte d’appello commerciale nord-occidentale ha accolto l’impugnazione, annullato la decisione del Tribunale commerciale della regione di Vinnytsia del 2 febbraio 2026 e pronunciato una nuova decisione favorevole al creditore.
Il vettore ucraino è stato condannato al pagamento del debito richiesto, oltre ai costi recuperabili sostenuti nel procedimento, comprese le spese giudiziarie, i costi di traduzione dei documenti e le spese per l’assistenza legale professionale.
Gli avvocati di Grandliga hanno rappresentato il creditore straniero e hanno impugnato con successo la decisione di primo grado.
L’esito della causa dimostra l’importanza pratica dell’appello nei casi in cui il giudice di primo grado riduca un rapporto transfrontaliero complesso a un singolo documento contestato senza valutare adeguatamente le altre prove e le autonome basi giuridiche della responsabilità.
Cosa possono imparare i creditori stranieri da questo caso
La principale lezione della controversia non è che la contestazione di una firma sia irrilevante. Al contrario, può avere un’importanza considerevole.
La conclusione pratica è diversa: una pretesa non dovrebbe dipendere inutilmente da una sola firma se l’esistenza del rapporto giuridico e la responsabilità possono essere dimostrate attraverso altre prove indipendenti e norme di legge.
Una società straniera che si prepara a una controversia con una controparte ucraina dovrebbe considerare alcuni aspetti essenziali.
In primo luogo, è necessario conservare l’intera catena documentale. Nel trasporto internazionale possono rientrarvi le CMR, le dichiarazioni doganali, i documenti di transito, le fatture, le prove di pagamento, le procure, la corrispondenza e i documenti che consentono di identificare i veicoli e i conducenti coinvolti.
In secondo luogo, gli obblighi contrattuali devono essere analizzati separatamente dagli obblighi derivanti direttamente dalla legge. Un vettore può essere responsabile in base alla normativa doganale o dei trasporti anche quando il contenuto o l’autenticità di uno specifico documento contrattuale è contestato.
In terzo luogo, occorre documentare la perdita finanziaria effettivamente subita. Nella causa n. 902/756/25, la prova che la società polacca aveva realmente pagato il debito doganale ha avuto un’importanza centrale.
In quarto luogo, le decisioni amministrative straniere devono essere trattate come una componente autonoma del materiale probatorio e preparate correttamente per il loro utilizzo nel procedimento ucraino. Possono essere rilevanti una traduzione adeguata, l’ammissibilità processuale e una chiara spiegazione dei loro effetti giuridici.
Infine, una decisione sfavorevole di primo grado deve essere analizzata non soltanto sotto il profilo del diritto sostanziale, ma anche dal punto di vista della valutazione delle prove. Se il giudice non ha esaminato elementi rilevanti o ha attribuito, di fatto, a una singola prova un valore predeterminato, ciò può costituire una seria base per l’impugnazione.
Una pretesa transfrontaliera deve basarsi sull’intera catena probatoria
Le controversie relative a debiti doganali, trasporti internazionali e soggetti appartenenti a più giurisdizioni raramente sono semplici cause di recupero crediti.
Possono coinvolgere contemporaneamente il diritto doganale dell’UE, decisioni amministrative straniere, il diritto processuale ucraino, documenti di trasporto e prove sull’effettivo adempimento degli obblighi da parte dei soggetti coinvolti.
La causa n. 902/756/25 mostra perché la posizione del creditore debba essere costruita sull’intera catena probatoria, e non su un singolo contratto.
Per le aziende che si trovano ad affrontare un debitore o un vettore in Ucraina, le opzioni più ampie per il recupero stragiudiziale, il contenzioso e l’esecuzione sono illustrate nella guida Grandliga sul recupero crediti in Ucraina.
Se, tuttavia, la controversia riguarda una procedura doganale o un trasporto internazionale, il primo passo deve essere più specifico: occorre identificare tutte le possibili fonti di responsabilità, conservare le prove dell’effettiva esecuzione delle operazioni e verificare se gli obblighi del debitore derivino non soltanto dal contratto, ma anche direttamente dalla normativa applicabile.

