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Recupero crediti in Islanda

La procedura di recupero crediti in Islanda inizia con una valutazione giuridica e pratica del debitore, dei documenti relativi al credito e della via di recupero più realistica. In questa fase è importante stabilire se il debitore sia una società islandese, una persona fisica, una filiale, una persona collegata oppure un debitore straniero con beni o attività economica in Islanda. L’analisi deve comprendere la corretta identificazione del debitore, la sua attività commerciale, i beni disponibili, la cronologia dei pagamenti, i procedimenti giudiziari in corso, le misure esecutive, gli indizi di insolvenza, le possibili contestazioni del debito e i documenti che confermano la pretesa del creditore. Da questa valutazione dipende se il creditore debba iniziare con un recupero stragiudiziale lecito, un procedimento giudiziario, l’esecuzione di una decisione esistente, il riconoscimento di una decisione straniera o misure collegate all’insolvenza del debitore.

Prima di avviare azioni attive, il creditore deve ordinare i documenti che provano il debito. Nelle controversie commerciali questi documenti possono comprendere il contratto, le fatture, i documenti di consegna, gli atti di accettazione, la corrispondenza, gli estratti conto, i riconoscimenti di debito, le garanzie personali, le garanzie reali, la cronologia dei pagamenti e le informazioni che permettono di identificare correttamente il debitore. In Islanda questa verifica preliminare è particolarmente importante, poiché la strategia successiva può dipendere dal fatto che il credito sia contestato, che gli atti possano essere notificati correttamente, che il credito non sia prescritto e che il creditore disponga di prove sufficienti per passare al tribunale o all’esecuzione.

Se nei confronti del debitore non è in corso un procedimento giudiziario e non esiste una decisione giudiziaria non eseguita, e il debitore continua a svolgere attività commerciale, il creditore può utilizzare innanzitutto il recupero stragiudiziale dei crediti in Islanda. Questa fase è adeguata quando il debitore può essere contattato, il debito è documentato ed esiste una possibilità reale di ottenere il pagamento volontario, un accordo transattivo, un piano di pagamento, la restituzione di beni, l’assunzione del debito da parte di un altro soggetto, una garanzia oppure un’altra soluzione commercialmente accettabile.

La comunicazione stragiudiziale deve iniziare con una richiesta scritta di pagamento o con un avvertimento di recupero formulato in modo chiaro e inviato tramite un canale adeguato. Secondo le regole islandesi in materia di recupero, le azioni nei confronti del debitore devono rispettare buone pratiche di recupero, senza pressione eccessiva, senza danno ingiustificato e senza inutili disagi per il debitore. L’obiettivo pratico di questa fase è chiarire la posizione del debitore, comunicare con le persone che decidono effettivamente sul pagamento, conservare le prove di tutta la corrispondenza, ottenere il pagamento o condizioni di accordo e preparare il fascicolo per il tribunale o per misure di insolvenza se il pagamento volontario non avviene.

Se il debitore ignora la richiesta, contesta il debito senza fondamento sufficiente, rifiuta di fornire una garanzia di pagamento oppure esiste un rischio di prescrizione, trasferimento di beni o insolvenza, il creditore deve passare dalla fase stragiudiziale a una via formale di recupero.

Prima di avviare un’azione giudiziaria, il creditore deve valutare il termine di prescrizione per il recupero crediti in Islanda. Come regola generale, il termine di prescrizione delle pretese pecuniarie è di 4 anni e decorre dal momento in cui il creditore poteva richiedere per la prima volta l’adempimento dell’obbligazione. Per le pretese derivanti da inadempimento contrattuale, il termine di solito decorre dal giorno dell’inadempimento. Tuttavia, alcune pretese possono essere soggette a termini più lunghi: le pretese fondate su titoli di debito, valori mobiliari registrati elettronicamente e prestiti di denaro possono rientrare in un termine di 10 anni. Per questo motivo l’analisi esatta dipende dalla natura giuridica del debito, dalla data di scadenza, dai documenti di supporto e dalle successive azioni del debitore o del creditore.

Le parti non possono semplicemente concordare che una pretesa non si prescriverà mai. Il termine di prescrizione può essere interrotto quando il debitore riconosce l’obbligazione, anche mediante una promessa chiara di pagamento, un pagamento parziale, il pagamento di interessi o un altro comportamento che confermi l’esistenza del debito. La prescrizione può essere interrotta anche mediante azione giudiziaria, misura esecutiva o presentazione della pretesa in una procedura di insolvenza, quando sono soddisfatte le condizioni previste dalla legge. Se la pretesa è confermata da una sentenza o da un accordo giudiziario, può assumere rilievo un nuovo termine di 10 anni decorrente dalla sentenza o dall’accordo, oppure da una data successiva se l’adempimento può essere richiesto solo più tardi.

La legislazione islandese prevede il recupero giudiziale dei crediti in Islanda nell’ambito di una procedura civile generale. Questa via viene utilizzata quando il debitore non paga volontariamente, contesta la pretesa, rifiuta trattative sostanziali oppure quando è necessaria una sentenza prima di avviare l’esecuzione.

La procedura civile generale inizia di norma con un atto introduttivo che deve essere regolarmente notificato al convenuto. In linea generale, l’attore può predisporre l’atto oppure presentarlo al tribunale per la prosecuzione del procedimento, purché il documento contenga le informazioni richieste sulle parti, sulle domande, sui fatti, sulle prove, sull’organizzazione dell’udienza e sull’avvertimento che, in caso di mancata comparizione del convenuto, può essere emessa una decisione in sua assenza. La notificazione corretta è una fase essenziale del recupero giudiziale, poiché una notificazione irregolare può ritardare il procedimento o impedire l’ottenimento di una decisione eseguibile.

La notificazione può essere effettuata con i mezzi previsti dalla legge, anche tramite una persona autorizzata, un notaio o posta raccomandata, quando sono soddisfatti i requisiti legali. Se il debitore è una persona giuridica, la notificazione può essere effettuata presso il luogo della sua amministrazione secondo le regole applicabili. Se il convenuto si trova all’estero, la notificazione può dipendere dalla legge dello Stato in cui deve essere eseguita e dagli accordi internazionali applicabili. Quando l’indirizzo del convenuto è sconosciuto o esistono altri motivi previsti dalla legge, nei casi consentiti può essere utilizzata la notificazione mediante pubblicazione in un bollettino ufficiale degli avvisi giuridici.

Se il convenuto non compare in tribunale o non esprime la propria posizione sulle domande dell’attore, il tribunale può esaminare la causa sulla base della domanda, dei documenti e delle prove presentate dall’attore. Se il convenuto presenta difese o eccezioni, il tribunale può concedere all’attore la possibilità di rispondere, e la controversia sarà poi decisa tenendo conto delle domande delle parti, dei documenti, degli atti processuali e degli argomenti giuridici.

Se il convenuto contesta il credito, la causa può seguire le ordinarie fasi probatorie e di udienza. Il tribunale può verificare se le parti abbiano concluso la raccolta delle prove, se siano necessarie dichiarazioni delle parti o testimonianze e se debbano essere presentati ulteriori documenti. Conclusa la fase probatoria, il tribunale fissa l’udienza principale. L’udienza e l’esposizione orale delle posizioni si svolgono di norma in un’unica sessione, dopo la quale il tribunale pronuncia la decisione. La decisione diventa definitiva alla scadenza del termine per l’impugnazione, salvo che venga proposto appello.

La parte che non è soddisfatta della decisione del tribunale di primo grado può proporre appello dinanzi al tribunale d’appello islandese entro quattro settimane dalla data in cui la decisione è pronunciata. Nelle pretese pecuniarie, l’appello dipende da una soglia legale relativa al valore della controversia. La soglia di base è pari a 1.000.000 di corone islandesi, ma tale importo viene adeguato all’inizio di ogni anno in base all’indice dei prezzi al consumo; pertanto deve essere considerato una soglia legale aggiornata annualmente e non una somma fissa.

Se il valore della pretesa è inferiore alla soglia applicabile, l’appello può comunque essere ammesso quando l’esito della causa ha una rilevante importanza generale, incide su interessi importanti della persona che chiede l’autorizzazione oppure quando gli elementi disponibili indicano che la decisione può essere modificata in misura sostanziale. In questi casi la parte interessata deve prima ottenere l’autorizzazione a proporre appello.

Se viene aperto il procedimento di appello, le parti si scambiano le rispettive posizioni e i documenti. Il tribunale può esaminare l’appello oralmente o per iscritto quando le condizioni processuali lo consentono. Durante l’udienza di appello, le parti presentano la sequenza dei fatti, gli argomenti giuridici, i riferimenti alle norme di legge, alla giurisprudenza, alla dottrina e alle prove su cui si fondano. Dopo l’esame dell’appello, il tribunale pronuncia la decisione, che produce effetti dal momento della pronuncia, salvo l’applicazione delle regole su ulteriori impugnazioni.

La decisione del tribunale d’appello può essere portata davanti alla Corte Suprema d’Islanda solo con autorizzazione all’impugnazione. La richiesta di autorizzazione deve di norma essere presentata entro quattro settimane dalla pronuncia della decisione impugnata. L’autorizzazione può essere concessa se la causa ha una rilevante importanza generale, riguarda interessi particolarmente importanti del richiedente, presenta gravi vizi processuali nei gradi inferiori oppure se la decisione del tribunale d’appello appare manifestamente errata nella forma o nel contenuto. Se l’autorizzazione è concessa, la Corte Suprema d’Islanda esamina la causa e pronuncia una decisione definitiva.

Il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni giudiziarie straniere in Islanda possono essere importanti quando il creditore dispone già di una decisione pronunciata in un altro Stato e il debitore o i suoi beni sono collegati all’Islanda. In molte materie civili e commerciali, l’Islanda applica un regime internazionale relativo alla competenza giudiziaria, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni. Questo regime può essere rilevante per decisioni collegate all’Islanda, agli Stati dell’Unione europea, alla Danimarca, alla Norvegia e alla Svizzera, a seconda dello Stato di origine della decisione, del tipo di causa, delle parti e dell’oggetto della controversia.

Nelle pretese commerciali di pagamento, l’analisi pratica deve comprendere lo Stato di origine della decisione, il domicilio o la sede del debitore, il luogo di adempimento dell’obbligazione contrattuale, l’esistenza di un accordo sulla competenza giudiziaria e la questione se la controversia rientri nell’ambito civile e commerciale del regime di riconoscimento applicabile. Tale regime non copre tutte le categorie di controversie; fallimento, accordi con i creditori e arbitrato possono rimanere fuori dal suo ambito. Se la decisione straniera è riconosciuta o dichiarata eseguibile in Islanda, il creditore può poi procedere all’esecuzione contro i beni del debitore.

Dopo aver ottenuto una sentenza eseguibile o un altro titolo suscettibile di esecuzione, il creditore deve avviare il procedimento di esecuzione in Islanda. L’esecuzione è una fase separata del recupero del credito: la sentenza conferma il diritto del creditore, ma il pagamento effettivo richiede di norma una domanda di esecuzione autonoma e l’individuazione dei beni che possono essere pignorati. Secondo le regole islandesi sull’esecuzione, una sentenza o un provvedimento può in linea generale essere eseguito dopo il decorso di 15 giorni dalla sua pronuncia, salvo che si applichi un diverso termine di esecuzione. Se l’appello è proposto entro il termine ordinario, l’esecuzione può essere sospesa durante l’esame da parte del tribunale superiore, salvo diversa previsione della legge, della sentenza o del provvedimento. Una pretesa confermata da una sentenza o da un accordo giudiziario può inoltre essere rilevante per l’analisi del termine di 10 anni applicabile alle pretese accertate giudizialmente.

Nel procedimento di esecuzione, il creditore può chiedere il pignoramento di beni sufficienti a soddisfare la pretesa. Il pignoramento può riguardare denaro, beni immobili, beni mobili, crediti del debitore verso terzi e altri diritti patrimoniali identificabili. L’autorità incaricata dell’esecuzione non dovrebbe pignorare beni in misura superiore a quanto necessario per soddisfare la pretesa del creditore e i costi dell’esecuzione. Se il pignoramento ha esito positivo, il creditore può passare alla fase di realizzo appropriata, compresa la vendita forzata o un’altra forma legale di soddisfazione sul bene pignorato.

Se l’esecuzione su beni mobili o crediti non conduce in tempo utile a una misura di realizzo, il pignoramento può perdere effetto dopo il termine previsto dalla legge se il creditore non ha richiesto tempestivamente la vendita forzata o un’altra misura consentita sul bene pignorato. Per questo motivo la strategia di esecuzione in Islanda non deve limitarsi all’ottenimento di una sentenza; deve comprendere anche la ricerca dei beni, la scelta della misura esecutiva adeguata e il controllo dei termini successivi al pignoramento.

Se il debitore presenta indizi di insolvenza, il creditore deve valutare se il fallimento in Islanda possa costituire uno strumento efficace di recupero. L’insolvenza è rilevante quando il debitore non è in grado di adempiere integralmente le proprie obbligazioni alla scadenza e non è probabile che le difficoltà di pagamento cessino in breve tempo. Il creditore può chiedere l’apertura del fallimento in determinate situazioni, tra cui quando il pignoramento o altre misure esecutive sono risultati totalmente o parzialmente infruttuosi negli ultimi tre mesi, quando il debitore dichiara che la sua situazione finanziaria non consente il pagamento, oppure quando il debitore non risponde entro tre settimane a una richiesta del creditore regolarmente notificata, con la quale gli viene chiesto di dichiarare per iscritto che potrà pagare il debito alla scadenza o entro breve tempo se il debito è già scaduto. In questo caso fondato su una richiesta formale, la domanda di fallimento del creditore deve essere presentata entro tre mesi dalla notificazione.

Il fallimento non è soltanto un mezzo di pressione nei confronti del debitore. Può anche proteggere il creditore quando l’esecuzione ordinaria è insufficiente, quando beni sono stati trasferiti fuori dal patrimonio del debitore, quando un creditore ha ricevuto un vantaggio ingiustificato o quando gli organi di gestione hanno ritardato misure collegate all’insolvenza a danno dei creditori. Se il debitore non è una persona fisica e le persone competenti a decidere sulla domanda di fallimento non agiscono, esse possono rispondere verso i creditori nella misura in cui questi abbiano perso la possibilità di soddisfare le proprie pretese a causa di tale omissione, salvo che tali persone dimostrino l’assenza di colpa.

Nella fase fallimentare possono essere impugnati gli atti compiuti prima dell’apertura della procedura se hanno pregiudicato i creditori o ridotto i beni disponibili per la distribuzione. Ciò può riguardare donazioni, rinunce all’eredità, pagamenti eccessivi a persone vicine, pagamenti insoliti di debiti, pagamenti effettuati prima del normale, pagamenti che hanno ridotto in modo significativo la capacità di pagamento del debitore, garanzie costituite poco prima della data rilevante, misure esecutive compiute poco prima del fallimento, pagamenti o altri atti compiuti dopo la data di riferimento, nonché atti che favoriscono ingiustificatamente un creditore a danno degli altri o rendono i beni del debitore indisponibili per i creditori.

Il momento in cui l’atto impugnato è stato compiuto è determinante. Le donazioni possono in linea generale essere impugnate se sono state eseguite negli ultimi sei mesi prima della data di riferimento, e le donazioni effettuate tra sei e dodici mesi prima di tale data possono essere impugnate se non viene dimostrata la solvibilità del debitore. Per le donazioni a favore di persone vicine, il periodo rilevante può estendersi da sei a ventiquattro mesi prima della data di riferimento, salvo prova della solvibilità. Periodi simili di sei mesi e da sei a ventiquattro mesi possono essere rilevanti per determinati pagamenti insoliti, garanzie e misure esecutive che coinvolgono persone vicine. Per questo motivo l’analisi dei trasferimenti a persone collegate, delle garanzie concesse tardivamente e dei pagamenti preferenziali ha particolare importanza nella valutazione del fallimento in Islanda.

Se un atto viene impugnato con successo, la massa fallimentare può recuperare il valore ricevuto dal beneficiario o ottenere un risarcimento secondo le regole applicabili. Il valore recuperato aumenta i beni disponibili per la distribuzione tra i creditori e può anche contribuire a coprire i costi della procedura fallimentare. Pertanto, quando vi sono indizi di trasferimento di beni, preferenza a favore di un creditore o costituzione tardiva di garanzie, il creditore deve valutare il fallimento non solo come fase di recupero, ma anche come mezzo per verificare e revocare gli atti che pregiudicano gli interessi dei creditori.

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15.08.2024
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